Giuseppe Amisani

(Mede Lomellina, 7 dicembre 1881 – Portofino, 8 settembre 1941)

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Biografia

Giuseppe Amisani (Mede Lomellina, 1881 – Portofino, 1941), quattordicenne, inizia a frequentare l’Accademia di Brera sotto la guida di Vespasiano Bignami (1841-1929) e di Cesare Tallone (1853-1919).

Affina la sua tecnica quindi nel genere della ritrattistica, continuando il percorso dei maestri e affermandosi come diretto erede degli artisti Scapigliatura milanese. La stesura pittorica già dagli eserdi è densa e vigorosa, steso in larghe, veloci e dinamiche pennellate delle quali la borghesia lombarda diventa un’attenta estimatrice e collezionista.

Fin da subito infatti, ottiene una ricca serie di commissioni private per la realizzazione di ritratti in Italia, ma anche all’estero, in particolare nel Regno Unito.
Giuseppe Amisani ha preso ispirazione soprattutto alla Lomellina e ai suoi numerosi viaggi in Francia, in Inghilterra e in Egitto. Vi soggiorna nel 1924, quando il re Faud gli commissiona una serie di paesaggi orientali.

Nei soggetti orientalisti sono manifesta un attento studio della luce e da una tavolozza ancora più materica e accesa. La tavolozza, nei primi anni tutta concentrata su colori tenui, in questo momento diviene più energica e vivace.

Con i suoi ritratti, ha partecipato a numerose esposizioni a Milano, Venezia, Roma e Firenze. Nel 1923 tiene la sua prima personale presso la Galleria Pesaro di Milano, insieme a quella dello scultore Eugenio Pellini (1869-1934). Tre anni dopo di nuovo sempre alla Galleria Pesaro, ma questa volta da solo.

Il successo è immediato, tanto che gran parte delle opere di Giuseppe Amisani sono conservate in collezioni private italiane, ma anche presso la Galleria d’arte Moderna di Milano, quella di San Paolo in Brasile, quella di Lima in Perù e nel Museo Ricci Oddi di Piacenza. Muore a Portofino nel settembre del 1941.

Misani, secondo quanto riportano le testimonianze, non ottiene molta attenzione dagli insegnanti durante gli anni dell’Accademia. Però, da Tallone eredita la predilezione per la figura e per il ritratto.

Giuseppe Amisani esordisce diciannovenne con una Cleopatra lussuriosa, opera che solleva polemiche tra gli anziani accademici conservstori, ma che al contrario ottiene plausi e ammirazione tra i giovani. Per alcuni anni, vive una crisi personale ed artistica. Si ritira per qualche tempo, ad eccezione della partecipazione all’Esposizione di Milano del 1906, in cui presenta Ritratto e Il silenzio.

Due anni dopo, presenta L’eroe, dipinto che lo rende famoso al pubblico. Il 1910 è l’anno in cui, sulla cresta dell’onda, vince il premio Mylius con Dottore, opera intensa e importante che gli procura l’ammirazione di Emilio Gola (1851-1923).

Nel 1912 vince il premio Fumagalli con il ritratto di Lida Borrelli e da questo momento in poi non smette più di praticare tale genere. Con realismo disinvolto e veloce ha dato vita a ritratti vibranti e istintivi.

Ne sono esempio soprattutto quelli presentati alla Fiorentina Primaverile del 1922: Nuda al sole, Fanciulla, Figura muliebre, Bimba al sole, tra gli altri. Sono poi da ricordare Il principe Ereditario la Principessa Maria, la Duchessa di Pistoia e il Ritratto di Marco Praga. E ancora, Figura muliebre e Alla finestra presentate alla Biennale del 1924.

Presso la Galleria Pesaro a Milano espone in due personali in cui ottiene un enorme successo. Nella prima presenta ben 114 opere, tra cui Ritratto di Carlo Zen, Adolescenza, Il libro delle fate, La veste giapponese, Toilette, Sorelle, Profilo di Marichette.

Alla seconda esposizione presso la Pesaro, Giuseppe Amisani presenta una serie di 65 opere: si tratta soprattutto di impressioni e dipinti realizzati durante o dopo il viaggio in Egitto del 1924. Opere dal forte carattere realista, quasi come bozzetti, racchiudono l’essenza dell’oriente, con la sua luce, i suoi mercati, la sua gente.

Sono esempio di questo filone figure e paesaggi che ci trasmettono la sapienza dell’artista anche nella realizzazione di vedute. Il paesaggio era già stato affrontato in alcune prove dedicate alle Dolomiti o alla Lomellina, come In Montagna, Costume ampezzano o Il Cervino.

Ma i paesaggi egiziani sono più sentiti, più intensi, così come le figure. Ne sono esempio Shadouf sulle rive del Nilo, Giardini a Ghezireh, Nuda araba e beduina, Verso le piramidi, Beduini al deserto della Sfinge, El Azar-Università araba, Mohammed in giardino. Ma anche Caffè arabo a Khalili, Piccola moschea-sole invernale, Portatrice d’acqua, Delta del Nilo e Tramonto alla Piramidi.

Riuscirà poi a raccogliere i denari per iscriversi regolarmente all’Accademia di Brera e avrà come Maestri Cesare Tallone, Emilio Gola e Vespasiano Bignami.

Ma a causa della sua indole pittorica, “spregiudicata con mitezza, libera ed insieme gentile”, si avvicinò subito ai post-romantici milanesi come Bianchi, Conconi, Carcano, Cremona, Gola.

Iniziati gli studi all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano li abbandonò per poi riprenderli qualche anno più tardi.

Durante gli studi a Milano, dati i pochi denari, deve prendere in prestito tutte le sera la candela di una Madonna in una Edicola di strada vicino a casa per potersi esercitare a dipingere la notte.

Nel 1900 inizia d’improvviso il successo grazie ad una sua opera, che diventa famosa e prende poi il nome di “La Cleopatra Lussuriosa”.

GIUSEPPE AMISANI QUOTAZIONI
GIUSEPPE AMISANI QUOTAZIONI

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