Libero Andreotti

(Pescia, 15 giugno 1875 – Firenze, 4 aprile 1933)

Quotazioni di Libero Andreotti

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Biografia

Libero Andreotti (Pescia, 1875 – Firenze, 1933), nato da una povera famiglia di Pescia, è incline fin da molto giovane alle arti. Ma proprio in virtù delle condizioni economiche familiari non ha modo di dedicarsi esclusivamente alla sua vocazione

Prima lavora come fabbro, poi come tornitore, poi si trasferisce in Sicilia. Qui lavora in una libreria e contemporaneamente inizia ad illustrare alcuni giornali locali. Incline non solo all’arte, ma anche alla poesia e alla letteratura, inizia una corposa corrispondenza con Giovanni Pascoli.

Nel 1899 Libero Andreotti si trasferisce Firenze, dove, dopo aver lavorato come aiutante in una tipografia, si dedica al disegno e alla pittura. Nel 1902 lo scultore e mecenate Mario Galli lo ospita nel suo studio.

Questo avvenimento sarà cruciale per la sua carriera artistica.

Qui inizia veramente a dedicarsi alla scultura, cominciando a modellare la creta sui modelli del liberty. Dopo tre anni, già espone alla Biennale di Venezia e nel 1906 a Milano, dove attira l’attenzione di Alberto Grubicy, mecenate di importanti artisti del Divisionismo e non solo

Espone poi a Parigi, dove decide di trasferirsi dal 1909 al 1914. Qui la sua ricerca plastica matura e le sue sculture si fanno statuarie, analoghe a quelle di Aristide Maillol (1861-1944).

Rientra in Italia nel 1914, e ritorna alla purezza formale del Rinasimento fiorentino. Dopo aver partecipato alla Prima guerra mondiale, diventa insegnante di plastica presso l’Accademia di Firenze.

Continua per tutti gli anni Venti e Trenta con una produzione classicheggiante e pulita. Partecipa a numerose esposizioni, tra Firenze, Roma, Venezia e Milano. Muore a Firenze nel 1933.

La carriera di Libero Andreotti inizia molto tardi, rispetto al solito. A venticinque anni inizia veramente a dedicarsi alla scultura a Firenze. Ma in brevissimo tempo riesce a raggiungere incredibili risultati.

Nelle opere presentate alle prime Biennali cui partecipa si avverte ancora l’eco dell’Art Nouveau e del Liberty. A quella del 1905 presenta L’Alba, a quella del 1907 Purosangue e a quella del 1909 Le Parche.

Quando approda a Parigi nel 1909, Andreotti si avvicina ad una maggiore sintesi, le sue figure si fanno più equilibrate e presenti. Per un po’ risente dell’influsso della ricerca primitiva ed esotica che interessa tanto i cubisti quanto gli espressionisti.

Alla Biennale del 1910 espone ancora figure filiformi e leggiadre come Lucertolina, Madame Herosse, La gatta e Adolescente. Alla Mostra della Secessione romana del 1913 invia Invocazione e Gorgone, opere ancora intessute di accenti simbolisti.

Tornato in Italia nel 1914 Libero Andreotti trova la sua cifra novecentista. Lo ricerca nelle sue origini, nel Quattrocento toscano non solo scultoreo, ma anche pittorico.

Nel 1921 tiene la sua prima personale presso la Galleria Pesaro di Milano, dove espone quarantanove opere. Ecco cosa scrive di lui in questa occasione Ugo Ojetti: «La feconda fantasia di Libero Andreotti appare anche (e qui trattasi più propriamente della creazione artistica) nella composizione delle opere sue.

Alla Biennale del 1924 invia Madonna con Bambino, una sorta di unione tra suggestioni primitive e armonia quattrocentesca dalle forti linee spezzate. Insieme ad essa compare una Giovinetta, mentre nel 1928 un Cristo risorto, Fortezza e Giustizia.

Partecipa alla sua ultima Biennale nel 1930, presentando Brandano il pescatore. Il 1933, anno della sua morte, lo vede protagonista della mostra fiorentina con ben diciannove opere. Tra di esse compaiono Ritratto di giovane donna, Aldo che lavora, una serie di studi e Bagnante.

Libero Andreotti Quotazioni
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