Felice Carena

(Cumiana, 13 agosto 1879 – Venezia, 10 giugno 1966)

Quotazioni di Felice Carena

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Biografia

Felice Carena (Cumiana, 1879 – Venezia, 1966) frequenta l’Accademia Albertina di Torino, sotto la guida di Giacomo Grosso (1860-1938). Si dedica sin da subito alla figura, al paesaggio e alla natura morta.
Nel 1900 compie un viaggio di studio a Parigi. Francois Millet è l’arista che lo colpisce maggiormente, nonostante non rimanga estraneo alle ricerche degli impressionisti.
Nei primi anni Felice Carena è fortemente attratto dalla poesia e dall’arte simbolista. Crea un sodalizio artisco con alcuni rappresentanti del simbolismo letterario come Arturo Graf e con il poeta e critico Enrico Thovez che lo introduce a Leonardo Bistolfi (1859-1933).
Queste frequentazioni lo avvicinano inevitabilmente tematiche legate al simbolismo di Eugène Carrière per tutto il primo Novecento.
Nel 1913 Felice Carena partecipa alla mostra della Secessione romana e manifesta una forte propensione nei confronti del postimpressionismo di Cézanne e di Paul Gauguin (1848-1903).
Da questo momento in poi, la sua cifra si definisce sempre di più, attuando un’interpretazione originalissima della Secessione e di quello che sarà il Ritorno all’ordine postbellico. La sua attività artistica si interrompe per due anni durante la guerra, a cui partecipa come ufficiale di artiglieria.
Terminata la guerra, Felice Carena si stabilisce ad Anticoli Corrado fino al 1924. Sono gli anni in cui coniuga magistralmente le esperienze secessioniste al Ritorno all’ordine. I volumi si fanno solidi e corpose, ma la linea mantiene una sinuosità evocatrice dell’arte antica
Non un antico del Quattrocento, ma del Cinquecento e soprattutto del Seicento, con spiccati riferimenti al luminismo caravaggesco. Si avvicina dunque alla visione della rivista “Valori Plastici” pur non aderendo ad un Ritorno all’ordine di matrice purista, ispirato al Trecento e al primitivismo.
In questi anni, partecipa alle Biennali veneziane e partecipa al fervente clima artistico della Capitale e di Anticoli Corrado, trovando spunti e contatti sempre nuovi.
Nel 1924 ottiene la cattedra di pittura presso l’Accademia di Firenze, mantenendo l’incarico fino al 1945. Sono gli anni in cui si lega profondamente ad Ardengo Soffici (1879-1964) che aveva già conosciuto durante la guerra.
Con Soffici condivide il ritorno al colore e alla plasticità cinque e seicentesca e vengono collocati nella stessa sala alla Biennale di Roma del 1921. A Firenze, Felice Carena si lega anche allo scultore Libero Andreotti (1875-1933).
Espone regolarmente presso le Biennali veneziane e nel 1931 alla Quadriennale romana, ottenendo premi e riconoscimenti. Negli anni Quaranta la guerra lo costringe a lasciare Firenze e l’insegnamento, per ritirarsi a Venezia.
Alla fine del decennio stringe amicizia con Oskar Kokoschka (1886-1980), con cui condivide un progressivo disfacimento della forma e vivi riferimenti all’espressionismo.
Nel 1956 partecipa all’ultima Biennale con una personale che vede soprattutto l’esposizione di nature morte, tema che ormai predilige, insieme ai soggetti religiosi. Dipingendo fino alla fine e avvicinandosi al cromatismo di Tintoretto, muore a Venezia nel 1966.

Felice Carena Quotazioni
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